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Direttiva Case Green: a che punto è l’Italia e cosa cambia per gli edifici

Direttiva Case Green: a che punto è l’Italia e cosa cambia per gli edifici

L’Italia non ha recepito la direttiva europea sugli edifici entro maggio 2026 e il MASE ha presentato i primi criteri: ecco obiettivi e scadenze.
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La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV, Direttiva UE 2024/1275), conosciuta come “Case Green”, doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 29 maggio 2026. L’Italia non ha rispettato la scadenza e la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione. A ottobre 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha presentato i principi e i criteri per il recepimento, da inserire nella legge di delegazione europea.

Perché riguarda così da vicino l’Italia

Secondo ENEA, circa il 70% degli edifici residenziali italiani si trova nelle classi energetiche più basse, E, F e G. È il patrimonio su cui la direttiva chiede di intervenire con più decisione.

Gli obiettivi della direttiva

  • Edifici residenziali: riduzione del consumo medio di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. Almeno il 55% del risultato deve venire dalla riqualificazione degli edifici meno efficienti.
  • Edifici non residenziali: riqualificazione del 16% degli immobili con le prestazioni peggiori entro il 2030 e del 26% entro il 2033.
  • Nuovi edifici a emissioni zero: dal 1° gennaio 2028 per quelli pubblici, dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri.
  • Impianti solari: obbligo progressivo, a partire dai nuovi edifici pubblici e non residenziali oltre 250 m² entro fine 2026.
  • Caldaie a combustibili fossili: dal 2025 non sono più incentivabili da sole; restano possibili i sistemi ibridi con una quota rilevante di rinnovabili.

Cosa non cambia (ancora)

La direttiva fissa obiettivi medi per il patrimonio edilizio nazionale, non un obbligo di ristrutturazione per ogni singola casa. Tempi, strumenti e incentivi concreti per proprietari, condomini e imprese saranno definiti dal decreto legislativo di recepimento e dal Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, da inviare a Bruxelles entro il 31 dicembre 2026.

Cosa conviene fare oggi

  • Conoscere la classe energetica del proprio immobile e i suoi consumi reali.
  • Pianificare gli interventi per fasi (involucro, impianti, fonti rinnovabili), evitando lavori che andrebbero rifatti tra pochi anni.
  • Valutare gli incentivi già disponibili, come il Conto Termico 3.0, per anticipare gli interventi più efficaci.

Per enti pubblici, imprese e proprietari di immobili non residenziali le scadenze sono più vicine. Una diagnosi energetica oggi permette di capire da dove partire e di programmare gli investimenti con criterio.

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